Daniel Pennac è un autore francese contemporaneo, nel senso che è vivo e attivo (al contrario di Marion Zimmer Bradley che continua a scrivere nonostante sia morta da tempo). È conosciuto per la serie di libri incentrati sulle vicende della famiglia Malaussène: Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène, La passione secondo Therese e Ultime notizie dalla famiglia (personalmente ho letto i primi quattro).

La strana famiglia Malaussène è composta da vari fratellastri e sorellastre con padri innominati e innominabili e una madre che si fa viva solo per scodellare (termine decisamente pennacchiano) un nuovo bebè. Protagonista principale e narratore (quando se ne ricorda) è Benjamin, il fratello maggiore, di professione capro espiatorio (cioè se succede un terribile delitto, tutti gli indizi incolpano lui che in realtà non centra niente).

Attorno a Benjamin ruota una schiera di personaggi, uno più strampalato dell’altro: dalla suora-poliziotto al commissario-Napoleone; dalle puttane (anche questo è un termine decisamente pennacchiano) di buon cuore all’illusionista talmente bravo da essere invisibile anche al lettore; dallo slavo che traduce l’Eneide in croato al cane epilettico che predice il futuro. Il tutto sullo sfondo di Belleville, quartiere parigino famoso e popolare (famoso nel senso di famoso, popolare non nel senso di famoso).

Ogni cosa è ricoperta da una sottile patina color giallo Mondadori degna della miglior Agatha Christie o della peggior Jessica Fletcher. Ma la trama finisce in secondo piano rispetto ai personaggi. Lo stile di Pennac è profondamente grottesco. Riesce a rendere agghiacciante una scena poetica e poetica una scena agghiacciante. Il tutto condito da volgarità mai gratuite.

Leggetelo se: siete dotati di una buona dose di filosofia di vita e di un sottile strato di pelo sullo stomaco.

Era un’aquila. Una decina di metri al disotto di noi, un’aquila, immensamente larga, e terribilmente seria. si faceva un punto d’onore di rimanere immobile tra le raffiche. Padrona del vento! La terra intera fra le sue ali.

“Fa la posta.”

Ho subito pensato al coniglietto cui l’aquila mirava, due o trecento metri sotto, che frugava nell’erba rasa, molto attivo, forse innamorato, una famiglia da mettere su, qualche progetto di carriera, occhio d’agata e pelo di seta, orecchie trasparenti e naso vispo, un capolavoro della natura, anche lui…

“Mangiamo?”

(by vlad)

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