Giovedì ore 19.46

Avevo una settimana per produrre qualcosa e invece non mi viene niente. Cominciamo da Venerdì.

Il giorno dopo l’incontro avevo l’obbligo morale di scrivere qualcosa e come per magia l’ispirazione è arrivata. Non un capolavoro, ma più lo rileggo più mi viene mal di testa. Semmai dovessi metterci un titolo postumo lo chiamerei “ottimisticamente confuso come una mosca stolta”. Alla fine del brano mi sono accorto che avrei potuto far atterrare gli alieni nel giardino e sarebbe sembrato più che reale. E’ questa la potenza del “patto narrativo”? Impressionante!

Martedì avevo prenotato per dodici persone al ristorante brasiliano per quella sera. Si sarebbe festeggiato un compleanno, il mio con un giorno di anticipo. Sabato non si poteva, eravamo tutti abbastanza impegnati. Alla sera eravamo in undici, buono direi. Abbiamo mangiato come gorne e qualcuno uscito dal ristorante ha voluto anche prendersi il gelato.

Andare al ristorante brasiliano è stata una idea di Giulia e si è rivelata ottima. Ma la prossima volta dovremmo pensare a rimanere lì per tutta la serata. Infatti, mentre andavamo via, sono iniziati i balli tropicali, quasi tribali, di una ragazza. Per sapere esattamente quanto fosse bella sotto tutte quelle piume o almeno essere certi che non fosse un uomo glabro, avremmo dovuto aspettare le ore più tarde. Impareggiabile è la faccia di Faso a cornice di serata: la sua voglia di rientrare nel ristorante con un pretesto spudorato. Rimarrà indelebile nella mia memoria quando mi si chiederà: “Come hai festeggiato i tuoi 27 anni?”

Ma gli invitati erano stanchi o non privi di impegni. Quindi con i rimanenti siamo andati in centro a Vicenza. Io pensavo che camminando avremmo facilitato la digestione della carne assortita che avevamo ingurgitato. Loro invece si sono seduti ad un tavolo della prima gelateria. La serata è finita col parlare di politica. Le elezioni sono imminenti, era inevitabile. Ci siamo lasciati con un pensiero indelebile di Alessandra: “io aspetto l’uomo nuovo”.

Sabato mia sorella mi ha fatto scegliere i dvd in regalo. Dopo momenti di tormento abbiamo optato per “Tomb Raider 2”, “Slevin” e “I figli degli uomini”. Volevamo dei dvd che fossero belli da “vedere e rivedere” col lettore in cucina; e dato che “Constantine” e “Il mistero dei templari” ormai sono quasi consumati, questi regali serviranno a variare un po’ le prossime visioni mentre si cucina o si mangia.

Ore 20.20: è quasi ora di andare.

Il resto della settimana è stata gradevole, un po’ stressante ma non troppo. Quel giusto che non mi permette di scrivere niente se non nell’ultima ora. Ho protestato anche oggi del fatto che se non arrivo in palestra prima delle 18 e soprattutto non esco prima delle 19.30 rischio di addormentarmi sotto il bilanciere durante il sollevamento su panca piana. Spero domani di poterci andare.

Ore 20.25: è abbastanza presto e tardi al contempo.

Ho gli occhi che mi bruciano e aspetto con fiducia quel giorno in cui potrò scrivere romanzi ispirati per vivere. Io mi immagino sempre la scena in questi termini: io e un notebook in un parco pubblico, seduto ad un tavolo da picnic in legno. C’è un sole tenue e una brezza mite. Penso sia questa la migliore condizione per scrivere, anche se si trattasse di horror comici o di commedie fantascientifiche.

Ore 20.34: devo scappare!

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