Non mi ero preparato come l’anno scorso. Per andare a Lisbona ero più preparato su lingue, usi e costumi. Non che potessi parlare con chiunque, ma in compenso potevo inveirgli contro. 😀

Non posso dire lo stesso per quest’anno: mi è mancato tempo e volontà. Comunque secondo Paolo parlando veneto ti capiscono e tanto ha fatto lui per tutta la settimana. 😀

Io avevo il mio dizionario Italiano-Spagnolo e ritorno di formato ultra-portatile. Stava comodamente nelle tasche del borsello o dei pantaloni. A volte devo essere sembrato ossessivo-compulsivo: mancava poco che mi bloccassi in mezzo ad una strada per sapere il significato di un termine che avevo appena visto.

Sono vivo per miracolo 😀

Come ho già detto in un post precedente, domenica 3 agosto 2008 è il giorno della partenza ed ero sveglio dalle 4. Il volo era verso le 11.30

Che fare? Paolo sarebbe passato solo verso le 7. Ho deciso di accendere il pc, guardare le varie caselle di posta e dare un ultimo sguardo al mio regno. Dopotutto non l’avrei rivisto per tre settimane: è come se il dalai lama o il papa smettessero le loro funzioni per andarsi a divertire. Non mi sembrava totalmente etico 😦

Alle 7 è arrivato puntuale Paolo. Spento tutto e messo in sicurezza la casa, sono sceso con le valigie: un trolley e uno zaino. Siamo partiti alla volta dell’aeroporto Marco Polo.

Siamo arrivati prestissimo. Alla barriera di Mestre non c’era coda e quindi i nostri piani temporali si sono dilatati paurosamente.

Cosa fare nell’attesa?

  • Fare colazione, lo spuntino e il pre-pranzo: la noia aumenta l’appetito, almeno quello di Paolo.
  • Scoprire quanti bagni ha il Marco Polo e quale sia il migliore: quello in fondo a destra vicino la sala VIP.
  • Leggere qualche pagina da un libro: Ho una sfida aperta con I lupi del Calla e per adesso vincono loro.
  • Imballare le valigie: paghi 9 euro per garantirti che la valigia arrivi sana e salva, la prossima volta mi stivo tra i bagagli 😀
  • Creare una trama da telenovela brasiliana con i discorsi delle persone intorno: la paranoia più forte è stata indovinare per chi fosse aperta la VIP Area, visto che erano arrivati anche due soldati con tanto di mitraglietta.

Dopo una attesa di tre ore circa, imbarchiamo i bagagli.

Il metal-detector si illumina al passaggio di Paolo: è stato il fortunato vincitore di una perquisizione anti-droga a campione. Mentre il poliziotto controllava all’acqua di rose lo zaino, io insultavo Paolo dicendo qualcosa del tipo: “Io lo sapevo! Vatti a fidare degli amici! Il fumo si condivide! Ora ti inseriscono una sonda anale! Ben ti sta!

Sai che divertimento se fosse stato positivo al controllo 😀

Una volta saliti a bordo dell’aereo, ognuno si è distratto come ha potuto. Io avevo libro e lettore mp3, Paolo ha preso l’ABC (quotidiano spagnolo) dalle mani della hostess che li distribuiva a bordo. Che io sappia, nessuno è entrato a far parte del club dei 10000 piedi ma non ho controllato sempre il bagno. 😀

Arrivati a Barajas (Madrid), ci serviva una sosta pranzo. Quindi, prima di recuperare le valigie, ci siamo mangiati un bocadillo. Quando siamo andati ai nastri, ci siamo accorti quale enorme confusione sia non sapere su quale siano finiti i propri. Ci siamo divisi, almeno così pensavo io, per velocizzare la ricerca. Risultato: ho trovato i bagagli e perso Paolo. Scambio vantaggioso 😀

Lui mi attendeva un po’ seccato oltre l’uscita. L’importante è che avevo i bagagli, non vi pare?

Comunque, raggiungiamo la stazione della metro, prendiamo una cartina poco aggiornata e ci dirigiamo verso Plaza de la Puerta del Sol o semplicemente Sol.

Chiedendo informazioni all’ambulante posizionato in una stazione intermedia, mi sembra fosse quella di Quatro Caminos, siamo giunti a destinazione.

L’albergo era in zona e l’abbiamo trovato in fretta. Giusto il tempo per arrivate alla camera, sistemare le valigie e rinfrescarsi; in fretta perché poi c’era la prima riunione dei “ciclisti anonimi”.

Lì abbiamo conosciuto l’accompagnatrice di Zeppelin (Erika) e parte dei nostri compagni di viaggio (Lucio, Donatella, Adriana, Giuliana, Pamela, Anna e Domenico). Gli altri erano in arrivo (Nina) o in volo (Davide e Antonello).

Abbiamo deciso di andare a cena tutti assieme perché, essendo quasi tutti lì da meno di tre ore, un posto valeva l’altro. Siamo finiti in un ristorante dietro l’albergo. La carta dei menu comprendeva primi (tra cui il misterioso tagliolini al pesto veronese) e secondi. Ho provato ad ordinare il risotto, ne avevo voglia. Il cameriere ha detto che se volevo attendere mezz’ora e vedere gli altri mangiare, avrebbero preparato il risotto. Ho cambiato l’ordinazione: tutti prendono carne e patate, allora carne e patate anche tu.

Una volta finito di cenare, ci siamo diretti a Plaza Major per un rapido giro. Erika ci ha impartito una lezione sulla sorveglianza contro i furti di portafogli, recuperando in extremis il suo dalla borsa di un’altra persona.

Plaza Major assomiglia per costruzione a Piazza San Marco a Venezia: un grande spazio quadrilatero circondato da edifici, negozi e porticati.

Io ero sveglio dalle 4 e non sono un grande nottambulo. Con mia sorpresa, del gruppo non lo era nessuno. Ci siamo diretti verso l’albergo e lì ci siamo dati la buonanotte.

Quali avventure ci avrebbero atteso i giorni seguenti? Lo saprete presto. 😀

PS: Mi scuso per la carenza di foto (ne ho presa una in prestito da un sito), ma i fotografi non hanno ancora fatto pervenire il loro contributo. Le aggiungerò prossimamente.

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