Il giorno precedente, entrando nella camera d’albergo, avevamo detto qualcosa tipo “non è antico, è vecchio”. Aprendo la finestra, Paolo l’ha serrata immediatamente dicendo “Questa! Rimane! Chiusa! Hai! Capito?!”

Niente aria condizionata o frigo, Ma avevamo un piccolo ventilatore (che per almeno due ore abbiamo beatamente ignorato che ci fosse) per arieggiare la piccola stanza che affacciava sul pozzo di aerazione interno.

La mattina dopo ci siamo resi conto che siamo stati fortunati nel sorteggio. Tutti quelli che avevano una stanza che dava sull’esterno non sono riusciti a chiudere occhio. Senza ventilatore ed aria condizionata erano costretti ad aprire le finestre, i rumori della strada non permettevano loro di dormire. Chiameremo questa “quando la movida ti entra dentro e non ti lascia in pace” o semplicemente Sindrome da movida 😀

Il piano della giornata era semplice: andare al negozio della mtb-spain per recuperare le bici e quindi pedalare in un giro culturale di mezza giornata a lambire i monumenti. Il pomeriggio era libero.

Abbiamo conosciuto Kathrine, la guida locale di origine statunitense. Abbiamo atteso un buon quarto d’ora che ognuno (in verità una sola persona) scegliesse la bici più adatta e poi siamo partiti per il giro. Alla prima fermata Kath ha chiesto in che lingua preferivamo che ci parlasse: la scelta era tra inglese o spagnolo. Dopo un primo tentativo con l’inglese (e una gaff di Erika che è entrata nella storia della vacanza come La famosa battaglia di Assuan) è stato lampante che lo spagnolo era più chiaro per tutti anche senza avere le basi linguistiche.

Da Paolo – Madrid

Ho estratto un pezzo da wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Diga_di_Assuan)

La costruzione iniziò nel 1960 e l’Alta Diga, (in arabo السد العالي al-Sadd al-ˁĀlī) fu terminata il 21 luglio del 1970, mentre la creazione del bacino che avrebbe accolto le acque si era completata nel 1964 e da quel momento si era iniziato a riempire anche se la diga non era ancora stata completata, fino a raggiungere la capacità massima nel 1976.

La diga fin dall’inizio spaventò gli archeologi, in quanto il sito archeologico di Abu Simbel e molti altri templi della Nubia rischiavano di essere sommersi dalle acque del bacino che si sarebbe creato. Nel 1960 l’UNESCO lanciò una grandiosa operazione internazionale per risolvere questo problema, vennero localizzati i monumenti che sarebbero stati sommersi, quindi spostati in posti più sicuri e qualcuno fu regalato ai paesi che contribuirono a questa opera di salvataggio, come il tempietto di Ellesija, ora conservato al Museo egizio di Torino, donato all’Italia. Gli altri templi si trovano a Madrid (Tempio di Debod), al Metropolitan Museum d’Arte di New York (Tempio di Dendur), al Museo Egizio di Berlino (la porta del Tempio di Kalabsha), mentre il Tempio Taffa è stato spostato al Rijksmuseum van Oudheden a Leiden, Paesi Bassi. Altri templi (Semna East, due templi della fortezza di Buhen, un tempio da Aksha e la pietra tombale di Djehutihotpe) furono trasportati a Khartoum in Sudan.

Nella mattinata abbiamo visto il tempio egizio di Debod, il vecchio palazzo reale (usato oggi solo come luogo rappresentativo della monarchia spagnola e come museo), i musei e Plaza de España (dove c’è il gruppo scultoreo dedicato a Cervantes e alle sue opere letterarie).

plaza espana
plaza espana

Infine ci siamo fermati nel Parque del Retiro, abbiamo visto la statua della Donna che ha le chiavi dei cassetti segreti di tutti e lo fa pesare e abbiamo preso da bere.

Lì c’è stato modo di conoscere meglio i nostri compagni di vacanza: che personaggi!

3 vicentini (io, Paolo ed Erika), 2 di Prato (Donatella ed Adriana), 4 emiliani (Lucio, Davide, Antonello e Domenico), 1 milanese di Vibo Valentia (Nina), 2 sorelle napoletane (Anna e Pamela) e una siciliana (Giuliana)

Nel pomeriggio ci siamo divisi: noi e altri siamo andati al Museo Reina Sofia. Non c’è poi molto da vedere che non sia la Guernica, bozze di studio per la Guernica e un numero esiguo di arte opere di Picasso, Mirò, Dalì e Gris.

Abbiamo stabilito alla seconda sera che, non importa a che ora ci si metta a tavola, si finisce sempre troppo tardi.

Siamo andati a mangiare ad un ristorante argentino. Il cameriere/cuoco, dopo aver visto la nostra indecisione a comprendere i piatti, ha detto qualcosa del tipo “Ghe pensi mi, l’impurtant che paghé!” Carne e verdure a non finire! Il costo non era poi così esorbitante oppure eravamo tutti abbastanza ebbri da non protestare 😀

Verso le 11 volevamo vedere uno spettacolo nei pressi del Museo egizio di Debod, ma era finito.

L’indomani saremmo dovuti partire per Soto del Real. Non avevamo granché voglia di cercare una festa. Siamo tornati in albergo, ma abbiamo avuto modo di imparare modi di dire nuovi (poco spagnoli) come “ti rullano” e “mi scende la catena”.

Ci siamo lasciati, ognuno è tornato al proprio giaciglio e io avevo un’idea in testa: “Domani si prende il treno. Come saranno le ferrovie spagnole?” 😀

Annunci