Pausa
Pausa

Erika si era pianificata il giorno prima di prendere i biglietti per il treno e durante la sosta pranzo era andata ad Atocha, la stazione ferroviaria. “Tutto a posto”, ci disse di ritorno. “Ho preso 13 biglietti giornalieri. Domani vi raccomando di essere puntuali che dobbiamo prendere il treno”.

Alla mattina ci siamo svegliati, abbiamo fatto colazione e preparato i bagagli per il trasporto a Soto. Ci siamo avviati ad Atocha e fin qui tutto fila bene.

Avete presente nel film “Harry Potter e l’ordine della fenice” la scena in cui Harry e il signor Winsley prendono la metropolitana? Moltiplicate l’ilarità per 13 persone e otterrete vagamente un’idea di quello che è accaduto.

I biglietti di Erika sono risultati scaduti, noi abbiamo ipotizzato che il significato di giornaliero per le ferrovie spagnole era che i biglietti sono validi nella giornata in cui vengono comprati. Avendoli Erika preventivamente presi il giorno prima, il giorno dopo sono risultati scaduti.

Niente paura, Erika va dall’omino non automatico dietro lo sportello della biglietteria che ci indica l’ufficio reclami. All’ufficio reclami capiscono la situazione e sostituiscono i 13 biglietti scaduti con 2 biglietti (uno per 10 persone, l’altro per 3).

Ritorniamo alla barriera e ci assale il dubbio amletico. Un biglietto per 10 persone significa che convalidi una volta e passano in 10 o si deve convalidare per ogni persona che passa?

Erika passa.

La barriera non si chiude dietro. Propendiamo per la seconda ipotesi.

Passa Paolo.

Paolo rimane schiacciato nella morsa della barriera. 😀

Propendiamo per la prima ipotesi. Paolo è passato una seconda volta timbrando il biglietto e così altre otto persone.

In dieci eravamo dall’altra parte. E gli altri? Si è scoperto che il biglietto da tre era smagnetizzato. Quindi vai alla biglietteria non automatica, dove l’omino indica l’ufficio reclami. Lì hanno spiegato che non funzionava, hanno cambiato il biglietto e sono passati anche loro dall’altra parte della barriera.

Quanti treni ci siamo persi nel tempo di riuscire nell’impresa di arrivare al binario? Almeno uno.

Comunque rimaniamo ad attendere finché non ci accorgiamo che il treno che dovevamo prendere stava per partire. Pamela, con un balzo soprannaturale, si è immolata a bloccare la chiusura delle porte col proprio corpo. Da allora non passerà ora in cui Pamela non mostrasse il livido sul braccio come una testimonianza del proprio coraggio. “Io! Mi! Sono! Sacrificata! Per! Voi!” era il ritornello indicando la macchia violacea. 😀

Ora eravamo in treno. Giusto il tempo per abituarci che era già ora di scendere. La stazione di destinazione si chiama El Goloso, chissà poi perché… :O

Paesaggio

Paesaggio

Da lì abbiamo preso le biciclette e siamo partiti seguendo la pista ciclabile. Durante il tragitto abbiamo fatto una sosta programmata e una decina di pause per foto. 😀

Durante il viaggio abbiamo perso Nina per la fatica e Pamela per un colpo di calore. Siamo arrivati stanchi all’hotel, alcuni in bici e altri in pulmino. 😀

Abbiamo portato le bici in camera e abbiamo fatto una doccia. Quindi siamo andati a mangiare qualcosa in un ristorante vicino.

Nel pomeriggio interessi diversi ci hanno diviso. A Soto c’era la sagra del paese e per festeggiare organizzavano una serie di corride. A ricordarlo c’erano manifesti ovunque e i toreri che salivano e scendevano le scale dell’albergo vestiti dei loro costumi tradizionali, facendo molto rumore.

Alcuni si sono fatti belli e sono andati allo spettacolo.

Io, Paolo, Erika, Giuliana, Domenico, Lucio e Katherine siamo risaliti in sella e abbiamo pedalato nei ditorni. Siamo arrivati all’eremo e abbiamo continuato il giro passando per percorsi poco da bici e anche accanto ad alcune mucche col terrore che potessero essere dei tori.

Eremo

Eremo

Alla sera abbiamo mangiato all’albergo. Dopo cena abbiamo fatto un rapido giro per le strade in festa di Soto. Ma poi la stanchezza era molta e presto siamo ritornati verso l’albergo.

MuccheMucche

Tutta la giornata è stato un continuo di impressioni discordanti su che posto ci ricordassero i paesaggi che avevamo intorno. Le regioni italiane le abbiamo tirate fuori quasi tutte. Io devo aver candidato anche Moria al titolo del “Posto che più assomiglia a Soto e dintorni”. Quindi, chi ci fosse andato e passasse anche di qui, è pregato di lasciare le proprie impressioni.

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