Visto che tutti si erano premuniti di chiedere camere che si affacciavano sul pozzo interno, alla mattina il gruppo era fresco e riposato.

gruppo in posa

gruppo in posa

Erika ci aveva chiesto puntualità perché avremmo fatto un giro organizzato in bici, il secondo di Madrid. Ma a volte gli imprevisti si pescano 😀

A colazione mi sono segnato le email di tutto il nostro gruppo allo scopo di poterci scambiare le foto fatte durante la settimana ed eventualmente poter comunicare novità. Solo quando sono tornato a casa mi sono accorto che mi mancava l’email di Domenico, o forse non ne aveva una.

Al ritrovo nell’ingresso dell’albergo eravamo tutti puntuali, quindi siamo partiti.

Ad un certo punto Anna fa una svolta ad angolo retto, attraversa la strada che stavamo percorrendo ed entra in un negozio. Pamela ci avverte e dice che lei l’aspetta lì. Noi intanto andiamo.

A metà strada vediamo Anna che è davanti a noi e ci chiede: “Dov’è Pamela?

Intanto che parte del gruppo si dirigeva a destinazione, Erika era tornata indietro a cercare Pamela. Nel mentre è arrivato un messaggio al cellulare di Anna.

Io sto sola!

Anna è rimasta preoccupata per tutta la giornata, anche dopo che Erika e Pamela arrivarono di corsa da noi. Ogni tanto perdeva di vista la sorella e subito si allarmava. “Dov’è Pamela?

gruppo in bici

gruppo in bici

Comunque, questo contrattempo ci ha fatto perdere il giro in bici. Dopo spiegazioni, suppliche e minacce, ne è stato creato uno estemporaneo, a cui si sono aggregati solo una coppia di turisti. Mi sembra di ricordare fossero dell’Albania, ma non ci metterei la mano sul fuoco.

Il giro è stato un ripasso di quello che era stato visto il primo giorno e qualcosa di più. Con noi c’era Kath, a fare il cane da pastore, e la guida che, con un inglese non-madrelingua ma chiarissimo, ci ha raccontato dettagliatamente le vicende storiche e tutti i particolari dei luoghi che attraversavamo in Madrid.

A pranzo io, Paolo, Erika e Domenico siamo andati a mangiare prosciutto e melone al Museo del Jamon, una catena di prosciutterie di Madrid. Il pranzo è diventata un’attrazione turistica 😀

Al pomeriggio io, Paolo e Nina siamo andati a vedere la collezione permanente del Thyssen-Bornemisza: un potpourri della produzione artistica mondiale, un excursus nella storia della pittura (sopratutto).

Erika, che doveva essere dei nostri nella visita, è rimasta in albergo a dormire. La stanchezza, a sentire Nina, l’era piombata addosso improvvisamente, povera ciccina!

Dopo aver arrancato per le sale della Pittura gotica italiana e olandese (tra pale e icone, c’è venuto un sonno terrificante), ci siamo ripresi gradatamente con opere sempre più famose e che suscitavano in noi molte emozioni ed un notevole interesse.

Il fil rouge che ci ha accompagnato in tutta la nostra visita è stato il gioco: Tu che quadro appenderesti in casa?

En el parque. Un camino.

En el parque. Un camino.

Io sono rimasto impressionato da un quadro di William Merrit Chase intitolato “Nel parco. Una strada“: spettacolare nella sua semplicità.

Nina ha escluso molti quadri perché non aveva una parete abbastanza grande per contenerli nel suo mini. Alla fine si era orientata per un Degas, “Ballerina verde“. Che si poteva incastrare tra la tv e il frigo. 😀

Paolo penso fosse intezionato ad arrotolarsi la tela di Santa Caterina.

Comunque abbiamo stabilito che San Sebatiano era lo Scamarcio del medioevo e rinascimento: ogni pittore ne ha dipinto almeno uno, come paparazzi che scattan foto, e suppongo che ogni contessina l’avesse appeso all’interno di un’anta dell’armadio 😛

I souvenir del Thyssen-Bornemisza costano una follia, quindi ce ne siamo andati senza i quadri scelti e nemmeno le riproduzioni su poster, cuscino, tazza o cartolina 😦

Siamo ritornati all’albergo e quindi ho detto a Paolo che, dato che era l’ultimo giorno prima della partenza, dovevo comprare dei souvenir da portare a casa. Inoltre mancavano le cartoline per gli amici.

Ci siamo fermati ad un negozio turistico e abbiamo comprato le cartoline e i francobolli. Inoltre ho visto le magliette, tazze e altro per poi poterci ritornare l’indomani.

Per i souvernir siamo andati al El Corte Inglés, un centro commerciale di Madrid, e ci siamo infilati nel supermercato. Dopo aver girato con il carrello un po’ dappertutto, siamo usciti con:

  • una confezione famiglia di chorizo (souvenir gastronomico)
  • un pezzo di jamon serrano (souvenir gastronomico)
  • due bottiglie di vino, un bianco e un rosso (souvenir gastronomico)
  • una rivista specializzata in auto d’epoca e usate (per mio padre)
  • un cartone di sangria (se avessimo avuto sete l’indomani)
  • una confezione di pesche (se avessimo avuto fame l’indomani)
  • due bottigliette di Aquarius (incominciava così la dipendenza di Paolo dall’Aquarius)
  • un mazzo di carte raffiguranti sul retro tori o donne nude, non ricordo (roba di Paolo)

tutto pagato, ovviamente.

Siamo tornati all’albergo e abbiamo preparato le valigie. Eventuali altri souvenir potevano rimanere nel bagaglio a mano, non avendo intenzione di comprare liquidi, creme od oggetti taglienti. 😀

A sera, ci siamo ritrovati col gruppo per l’ultima cena assieme. Mario e Kath ci hanno portati al ristorante asturiano: la Burbuja que Ríe, ovvero la bolla che ride.

La particolarità del posto è che il cuoco sembra aver fatto man bassa al supermercato, aver distribuito casualmente tutto in padella e, ancora nella padella, ti porta il risultato in tavola. Pesce, mitili, carne, uova e verdure in combinazioni stranissime 😀 Padelle che arrivano piene e vengono portate via vuote: tantissime pietanze di tipi diversi.

C’è rimasto impressa una padella contenente uova, peperoni verdi, prosciutto e riso che abbiamo soprannominato il piatto dell’indeciso. 😀

A fine cena, mentre stavamo uscendo ci hanno offerto un bicchierino di liquori locali. Qualcuno si è fatto più giri all’uscita perché altri potessero raccogliere il servizio da 12 di bicchierini 😀

Ci siamo fatti un giro notturno di Madrid. Alcuni volevano salire su una terrazza panoramica, ma hanno scoperto presto che si poteva accedervi solo su invito. 😦

ristorante asturiano

ristorante asturiano

Dopo due salti (due di numero) in un locale-discoteca, ci siamo lentamente diretti verso l’albergo.

L’indomani qualcuno, Erika e Giuliana, doveva partire all’alba. Le due sorelLanza, Pamela e Anna, rimanevano per qualche altro giorno a Madrid, ma cambiavano albergo. Le signore di Prato, noleggiavano un auto e si dirigevano verso l’Andalusia. Altri avevano l’aereo in mattinata. Io, Paolo e Nina avevamo invece l’imbarco verso sera. Le strade ci avrebbero allontanato dopo una settimana di convivenza.

Ci siamo salutati tutti e siamo andati a dormire.

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