Erika e Giuliana si erano svegliate all’alba ed erano già all’aeroporto quando ci svegliammo. Altri stavano facendo colazione frettolosamente perché c’era un aereo, un auto o un impegno che li attendevano altrove in mattinata. Quando scesi al ristorante, riuscii a salutarli prima che partissero.

Quel dì eravamo rimasti in tre: io, Paolo e Nina. I nostri voli erano in serata e quindi avevamo la possibilità di fare un giro al Prado e, se avanzava tempo, al museo egizio e alla tomba di Goya.

A colazione mi sono sentito quasi un veterano, avendo alle spalle una sola settimana di esperienza madrilena. Ho dato spiegazioni a una coppia italiana che si domandava che cosa fosse la ciruela nella loro vaschetta monodose di confettura e mi sono divertito a vedere i volti esausti di due genitori che avevano appena passato una notte insonne per la Sindrome da movida, mentre la loro bambina di dieci anni era agitatissima e felicissima per la vacanza all’estero. 😀

Il Prado è grande ma con Paolo come guida lo si gira in 3 ore. A differenza del Thyssen-Bornemisza, il Prado non raccoglie tutto l’arco temporale della pittura e scultura mondiale. Raccoglie molte opere, invece, di Goya, di Velasquez, di El Greco. Non solo queste, ovviamente. 😀

Tutto sommato siamo rimasti impressionati:

  • dall’egocentrismo di Velasquez
  • dal gioco dei contesti di Goya (maja vestida e maja desnuda, ma soprattutto da muratore ubriaco e muratore ferito)
  • dall’elettricità trasmessa dalle opere cupe di El Greco
  • dalla folla di soggetti assurdi nelle pale di Bosch (o El Bosco)
  • da quante opere, spesso autoritratti, ci fossero che riconoscevamo perché usate nei nostri libri di storia

Ma la cosa che ci ha sconvolto di più è stata l’illuminazione sbagliata delle stanze e dei quadri. Il più delle opere era parzialmente celato da un riflesso 😦

Molte volte abbiamo fermato Nina poco prima che toccasse qualche quadro. Si giustificava dicendo che finché non avesse potuto toccarli, non avrebbe potuto credere che fossero reali. 😀

Verso le due ci siamo fermati per mangiare una tortilla e bere un caffé al bar-mensa del museo. Abbiamo finito il giro e ci siamo infilati nel negozio di souvenir. Lì ho comprato un puzzle che, una volta completato, riprodurrà Las meninas di Velasquez (mia sorella mi sta ancora maledicendo) e due collezioni di cartoline con opere di Goya e El Greco.

Siamo tornati all’albergo e lì abbiamo deciso che cosa fare nel pomeriggio. Nina è scomparsa, per poi riapparire verso le cinque.

Paolo mi ha dato due possibilità. Senza sentirle, ho intuito quale fosse la seconda: andare allo Starbucks!

La ragazza al banco mi ha chiesto se il caffé l’avrei preso “Ahora or take-away?” Poi girandosi verso la collega le ha detto scherzando qualcosa come “senti come parlo bene l’inglese!

Alle cinque ci siamo ritrovati con Nina e siamo andati all’aeroporto. I terminal erano diversi, quindi ci siamo salutati nel vagone della metropolitana. Nina è scesa e noi abbiamo proseguito verso il nostro padiglione.

A Madrid è attivo, in sperimentazione avanzata, il check-in autonomo dei bagagli. Si può utilizzare una qualsiasi di 50 casse, passatemi il termine, anche quattro ore prima del proprio imbarco e i bagagli verranno smistati verso il proprio volo. Niente più file interminabili un’ora prima e la possibilità di liberarsi dei bagagli quando si vuole. Io l’ho trovato stupendo! 😀

Paolo è uscito di senno, perché l’autonomia in sperimentazione non era accompagnata da personale dell’aeroporto che aiutasse chi non riusciva nelle operazioni di check-in (recuperare le etichette e attaccarle adeguatamente sulla valigia). Un po’ ha ragione perché tra le lingue del check-in automatico non c’era l’italiano (come molte altre lingue), ma io non ne ho sentito l’esigenza, l’ho trovato molto intuitivo. 😀

Paolo è rimasto nervoso per tutto il viaggio. Anche quando siamo arrivati a Venezia, non gli ho voluto dare contro quando sosteneva che avessimo parcheggiato al terzo piano della torre. Siamo arrivati al terzo arrivati alla porta antincendio per accedere al piano dalle scale. Era contrassegnata con 3G. Si è reso conto che era il piano sbagliato siamo scesi al nostro. 😀

Sul ritorno ci siamo fermati all’autogrill e abbiamo mangiato un panino e bevuto un caffé.

Paolo mi ha lasciato al portone di casa, ho scaricato il mio trolley e poi è ripartito.

Aprendo la porta ho trovato Roberto che dormiva in soggiorno. Si era assopito col televisore acceso. Appena mi ha visto ha fatto un salto dallo spavento, poi mi ha riconosciuto e ha spento l’unica fonte di luce che avevo per arrivare alla mia camera, il televisore.

L’indomani alle sei io, mia sorella e Roberto ci saremmo dovuti alzare per partire per il mare e il sole della Puglia: due settimane di relax per raccontare le mie avventure ai parenti e prendere una abbronzatura che non avesse i segni del casco da ciclista, della maglietta e dei pantaloncini 😀

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