Jose Saramago

Jose Saramago

Cecità è un libro con una trama, una morale e soprattutto un linguaggio molto particolare.

Per staccare da libri commerciali, Cecità mi è parsa la lettura giusta.

La frase scritta è l’unità di misura per esprimere una riflessione personale

Fra i ciechi c’era una donna che dava l’impressione di trovarsi contemporaneamente dappertutto, aiutando a caricare, comportandosi come se guidasse gli uomini, cosa evidentemente impossibile per una cieca, e più di una volta, o per caso o di proposito, si girò verso l’ala dei contagiati.

o una conversazione tra due o più persone

Il medico gli domandò, Non le era mai accaduto prima, voglio dire, la stessa cosa di adesso, o qualcosa di simile, Mai , dottore, io non porto neanche gli occhiali.

Tutti i personaggi sono etichettati con una descrizione breve e con essa sono pienamente caratterizzati. La cecità permette che ciò basti, poi sono le loro parole a permetterci di giudicarli, di dare spessore ai singoli personaggi.

Cecità è un libro che è valso il premio Nobel a José Saramago nel 1998, a ragion letta 😀

Trama travisata.

Un giorno una persona si trova in auto ad un incrocio. Un momento prima vede la luce rossa del semaforo, quello successivo viene immerso in un bianco paradisiaco. Probabilmente il fatto che solo la vista è convinta di ciò (mentre udito, tatto e olfatto continuano a rimanere normali) riesce a trattenerlo alla realtà, ovvero che è sostanzialmente cieco. Va dall’oculista, che non sa che pesci pigliare. La sua diagnosi è vaga in attesa di avere un consulto con altri colleghi del settore. E’ il primo caso di una nuova malattia, un paziente zero. Ben presto si accorgono che l’infezione è epidemica.

Il governo decide di segregare i casi riscontrati della cecità in un vecchio manicomio. Il primo gruppo è eterogeneo ma accomunato dal fatto che era presente nella sala d’aspetto dell’oculista, come se l’occhio cieco vedendo un occhio sano lo rendesse cieco a sua volta. L’unica esclusa dal contagio è la moglie del medico, che comunque ha deciso di seguire il marito, in attesa di una cecità che non a volte le sembrerà essere stata un dono a lei non concesso.

Il ghetto è inadatto allo scopo soprattutto perché non è assistito da un servizio medico (dottori, infermieri,…) e organizzativo di sorveglianza e sicurezza. I ciechi sono lasciati a loro stessi, nessun contatto è concesso con l’esterno.

Il cibo è sempre più razionato, le notizie alla radio sono sempre più preoccupanti. Il livello di civiltà regredisce gradualmente ma molto repentinamente. Prima si usa come servizio igienico anche i luoghi di passaggio (io la faccio qui, tanto nessuno vede), poi si ruba il cibo per ridistribuirlo a pagamento (materiale prima, sessuale poi). Infine scoppia una guerra civile tra chi ha (pochi, ma con una pistola) e chi non ha (tanti, ma con una persona che vede).

La storia potrebbe durare all’infinito, scavando nel profondo delle paure e delle peggiori bassezze del genere umano, ma poi dove starebbe la morale risolutiva 😀

Ora andrò alla ricerca del seguito, Saggio sulla lucidità. La caccia in libreria è aperta 😀

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