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Non vedevo un film così brutto dal Risveglio delle tenebre.

Un libro comporta una fase immaginativa personale, un film (a meno che non sia dichiarato in un manifesto, come ha fatto Lars von Tiers 😛 ) dovrebbe rendermi credibile il mondo fantastico rappresentato, farmi uscire dalla sala sperando o temendo che sia tutto vero.
Non dubito che un bambino abbia più facilità ad esserne coinvolto, anch’io lo ero con Fantaghirò o Attila flagello di Dio (che se li guardassimo ora… al limite ci attende un grande effetto amarcord).

Allora perché non dichiarare un limite di età? Questo film è VIETATO AI MAGGIORI DI 7 ANNI! Così almeno se un adulto lo va a vedere o è con la presenza di un bambino o sa che rimarrà traumatizzato. Un bel bollino color sarchiapone 😀

Io quando vedo un film, voglio crederci (motivo per cui sto abbastanza lontano dagli horror 😀 ). Chiedo troppo? 😦

Inoltre mancano parti veramente comiche e una morale alla fine che ci rimanga impressa a distanza di tempo.

Brendan Fraser reduce dal Viaggio al centro della terra mi è sembrato un po’ spossato 😦

Insomma un bel film 😥

locandina

locandina

Capricorn: What’s that sticky stuff called?
Basta: Duct tape.
Capricorn: Yes, duct tape. I love duct tape.

Trama travisata.

Mortimer Folchart ha un grosso problema: quando legge un libro, rende reali personaggi e oggetti descritti. L’ultima volta ha risvegliato un pazzo incendiario, il suo furetto e due piagnucolosi rozzi stupidi malvagi.

Purtroppo i libri per osmosi aspirano qulacosa: Inkheart ha rapito la moglie di Mo, cattivone!!!

Ha smesso di leggere ad alta voce 😛

Ma i nodi vengono al pettine: i buoni codardi vorrebbero entrare nel libro, i cattivi piagnoni bramano  qualcosa contenuta al suo interno e Mo (che non ho capito se lo è o ci fa) rivorrebbe soltanto sua moglie.

Quindi Mo e la figlia, con gli stessi poteri del padre,  accontentano tutti e anche se stessi dando pubblica lettura dell’ultima copia al mondo del romanzo.

Vissero tutti felici e contenti. Fine.

Nella traduzione in italiano chiamano i lettori con i poteri Lingue di fata. In originale è invece Silvertongue, letteralmente Lingua d’argento. Ciò mi ha ricordato la puntata dei Simpsons in cui  disseppellivano il corpo di Jebediah, fondatore della città di Springfield, per sapere se fosse stato in vita un ottimo oratore oppure avesse perso la lingua e gli fosse stata sostituita con una protesi in argento 😀

TOP MOMENTO: mi scuso se mi sono mosso troppo sul sedile, ma non ho retto!

Se il film è bello, rimango mummificato, amaliato 😀

Non sono uno che parla durante i film, né si sbraccia. Purtroppo se non sopporto quel che sto vedendo, mi limito a sbuffare e a cambiare la posizione sul sedile, dando un leggero fastidio ai vicini della fila 😦

Scusa Marta!

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loc

Viaggio al centro della Terra è il primo lungometraggio con attori in carne e ossa che sia stato pensato per una visione coinvolgente. Se lo schermo riempisse lo sguardo e le poltrone vibrassero e si movessero coordinate con le azioni nel film, vivreste un’esperienza unica, che speriamo sia imitata in altri film 😀

La trama è semplice, i dialoghi sono divertenti. Un bel film per tutte le età.

Trevor Anderson (Brendan Fraser) è un vulcanologo che vive a Boston nel tentativo di provare che le teorie verniane del fratello scomparso siano vere.

Il fato fa sì che l’occasione buona avvenga quando il figlio del fratello sia in visita da lui. Quindi insieme partono per l’avventura di verificare i dati di una sonda in Islanda che li porterà loro malgrado a viverne una più grande: arrivare al centro della Terra 🙂

Brendan Fraser è magnifico nelle parti dell’eroico imbranato, come ci ha abituato nei film della Mummia.

Molte scene del film sono state scritte per avere il massimo impatto per la visione 3D e sono stupende anche senza poltrone vibranti 😛

Il TOP MOMENTO è stato nello scoprire che il vero protagonista, onnipresente e divertente, è quello in primo piano nella locandina: l’uccello bioluminescente è il vero campione di questo film 😀

Sean: I call dibs on the mountain guide.
Trevor: What? You’re thirteen; you can’t call dibs.
Hannah Ásgeirsson: No one gets dibs on the mountain guide.

Sean: Rubies…
Hannah Ásgeirsson: Emeralds…
Trevor: Feldspar!

La Mummia: la tomba dell’imperatore dragone è un film che mal si sposa con i due precedenti. Ci sarebbero stati parecchi modi per rendere meglio amalgamato il terzo capitolo: tenere regista, sceneggiatori e protagonista femminile avrebbe aiutato 😀
Trama travisata.

La famiglia O’Connell si annoia. Rick e Eve giocano a fare i nobili. Il piccolo Alex è cresciuto fisicamente ed è regredito mentalmente. Lo zio Jonathan gestisce l’Imothep, un club privato, in Cina. C’è chi si trova degli hobby per svagarsi, loro risvegliano mummie. La classica trama per cui i protagonisti si ritrovano nei casini, sempre più nei casini, toccano il fondo, si innamorano e poi risolvono tutto a quindici minuti dalla fine.

Locandina

Locandina

Chiedere a Rob Cohen (regista di indiscussi non-capolavori come XxX e Stealth: Arma suprema) di dirigere il terzo (e speriamo sia l’ultimo) capitolo della Mummia è stato un errore.
Mancano gli elementi che hanno reso grande le avventure degli O’Connell: spaventi moderati e tanto macabro divertimento.

Mancano Rachel Weisz (Eve) e Arnold Vosloo (Imothep). Tanto valeva togliere anche Brendan Fraser e Jonathan Hanna e fare un film totalmente nuovo. Personalmente avrei gestito a mio vantaggio la lacuna di non poter avere il cast originale, riscrivendo la storia dei primi due capitoli e facendo un terzo capitolo un po’ più “realistico”, come è avvenuto per Batman e 007. 😀

Giulia ha introdotto una novità per coinvolgere i lettori e agevolare il commento libero, scrivendo il ricordo di un momento preciso della vostra personale visione del film.
IL MIO TOP MOMENTO: al bar ho chiesto un caffè prima del film. Mi hanno detto che avevano solo decaffeinato. La mia risposta è stata: “Allora prendo una bottiglietta d’acqua” 😀