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loc88 … indubbiamente Christopher Walken!!!Incredibile. 😀

Non volevo entrare nella sala e ho continuato a proporre film alternativi fino all’ultimo minuto (anche “Planet Terror”, ero disperato 😀 ). Odio i musical.

Dopo il primo minuto di pellicola musicata (“Goodmorning Baltimore” da solo vale il biglietto) ho capito che forse il concetto di musical che avevo poteva essere sbagliato. “Hairspray” è divertente, con un minimo di storia.

Ho eletto Christophen Walken a mio idolo, credibilissimo come sempre in ogni parte assuma. Michelle Pfeiffer, John Travolta e altri attori a corollario. Bravi tutti.

Mi sono stupito inizialmente per l’impegno grafico e scenografico impiegato, ma è andato un po’ scemando. Le ultime scene non sono qualitativamente perfette come le prime.

Che dire della trama: è un film che parla dell’integrazione razziale degli anni ’60. Né più né meno. Per le strade è già avvenuta, in parte. Manca il tocco finale per essere completa. La televisione è rimasta indietro. Tracy si batte perché le differenze di volume o di colore della pelle non contino sullo schermo in b/n.

Fine.

Scusate ma non posso-voglio dire di più…

Curiosità raccolte per voi:

  • Amanda Bynes, nella parte di Penny Pingleton amica della protagonista, ha debuttato nel cinema nel 1996. Ha fatto un film con Colin Firth (titolo italiano “Una ragazza e il suo sogno”, mi è capitato di vederne alcune scene) e una serie televisiva con Jannie Garth (titolo originale “What I like about you”, qualcuno l’ha visto?). Stop. Prima di questo null’altro. [ Mi spiace Paolo 😀 ]

Motormouth Maybelle: [to Seaweed and Penny] Oh, so this is love?
[pauses, then smiles]
Motormouth Maybelle: Well, love is a gift, a lot of people don’t remember that. So, you two better brace yourselves for a whole lotta ugly comin’ at you from a neverending parade of stupid.
Penny Pingleton: [deadpans] So, you’ve met my mom?

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man Ieri ho visto L’uomo dell’anno. E’ un film differente da quello presentato nei trailer, che lo fanno sembrare solo comico. Invece, vedendolo, ti accorgi che c’é molto di più.

IMDB lo definisce Comedy / Drama / Romance / Thriller. Un po’ come definire un pezzo sia come musica classica, che come heavy metal. Troppe cose per una pellicola da un’ora e mezza.

Il risultato è che esci dalla sala sorridente, col tuo lieto finale, ma se ci pensi su un po’ ti accorgi che la sceneggiatura ha ballato sulle punte del qualunquismo.

Leggendo i commenti sul film, ho notato che l’insufficienza data a Man of the Year è proprio quella recidiva al regista, produttore e scrittore Barry Levinson.

Robin Williams, che avevamo lasciato in una particina malinconica in Una notte al museo, fa la parte a lui più congeniale, il comico Tom Dobbs. Lui si trova travolto dagli eventi, se la cava nelle parti di pura ilarità, è un maestro anche nelle parti drammatiche.

Christopher Walken è la spalla comica (in cui stona) e la controparte drammatica (quella da cui ti aspetti la carognata che però arriva da una parte diversa: perché lui è un vero amico invece, fornisce opzioni e non dà consigli). E’ il narratore in campo della storia e fa la parte del manager di Tom Dobbs.

La trama è più o meno questa.
Tom Dobbs viene incitato alla candidatura alla presidenza. Preso dall’euforia, si candida come indipendente tra i due schieramenti politici. Alla fine della sua campagna, in cui fa spettacoli ma non spende soldi in messaggi pubblicitari in TV, risparmiando così 200 milioni di dollari, esce dagli exit-poll con un buon 17% dei voti. Lui ne sembra contento. Al primo tentativo, solo Berlusconi ha fatto meglio (è un fatto storico!, poi che abbia promesso che avrebbe venduto anche sua madre e poi non l’ha fatto è un’altra questione…).

Tuttavia per un intoppo al sistema informatico (diamo sempre la colpa all’informatica e agli informatici, bravi!) Lui prende invece il 99% dei voti. Gli americani sono proprio degli emeriti … se possono credere che un’elezione può finire con una vittoria così schiacciante, non vi pare? Poi ha ragione il mio collega a citare aforismi che dicono: Per fare guai davvero grossi hai bisogno di un pc 😀

Comunque, nessuno si accorge dell’intoppo tranne un’operatrice ai test del sistema informatico per le elezioni. Avverte i suoi superiori, che come dice un altro mio collega “sono in alto, prendono un mucchio di soldi, si disinteressano dei dettagli produttivi ma la loro scelta è sempre la più intelligente”. Loro ignorano l’avviso. Semplice e indolore. Ma poi l’operatrice è così tenace da volerne parlare al neo-eletto presidente. Per i suoi propositi la rincompensano in ditta con un cesto di frutta e iniettandole una siringa di tutte le droghe conosciute dall’uomo. Lei non è più credibile, tranne che per Tom Dobbs. Immaginatevi il finale.

Nel film c’é un momento in cui Tom Dobbs parla della serietà dei politici eletti al congresso e del fatto che in Italia almeno erano coscienti di aver eletto una porno-star alla Camera dei Deputati. Il riferimento era ad Ilona Staller, deputato per i radicali nel 1987 con 20000 preferenze.

Il Partito dell’amore è di quattro anni più tardi… se ve state domandando.

Gli americani ci invidiano anche questo! 😀

Valutazione finale:Potete guardarvelo in DVD, meglio in lingua originale. Ci sono troppi giochi di parole che tradotti non rendono allo stesso modo.
Inoltre, Christopher Walken è stato doppiato da cani!!!