Ho sempre ritenuto che mollare la lettura di un libro a metà fosse una mia sconfitta e non, come pensano altri, un demerito dello scrittore. E’ già successo che non arrivassi alla fine e accadrà nuovamente. Ne sono certo.

Un caso che annovero come un vanto: mi sono fermato a pagina undici del Silmarillion di J. R. R.Tolkien. Comprato in lingua originale in una libreria di Londra, souvenir di una vacanza. Mi sono reso conto che il mio livello d’inglese non era sufficiente per una lettura scorrevole: facevo una fatica immane a capire se una parola fosse contenuta nel vocabolario o fosse un neologismo tolkieniano. Capisco quindi perfettamente i problemi, al limite dell’etica, che ha avuto ultimamente la traduttrice della Salani che s’è arrovellata con l’italianizzazione della saga del maghetto quando ha letto per la prima volta la parola Muggles.

Il più delle volte non termino la lettura nemmeno dei volantini elettorali, quelli che ti ficcano letteralmente in mano quando cammini per il corso. Al primo cestino vi cade accidentalmente e, da quanto ho potuto accertare l’ultima volta che mi è capitato, come a me il volantino scivola dalle mani di molti. Non credo che la colpa sia della patinatura della carta.

Potrei dare un parere da sole undici pagine lette? Dare consigli a riguardo? Forse, ma sarebbe come giudicare il libro dalla copertina, o peggio dal titolo, facendo una classifica o una tassonomia. Non lo faccio con le persone che incontro, che sono molto meno interessanti delle opere di creatività. Perché dovrei quindi gestire in modo così impari quest’ultime? Chi si comporta così è forse colui che per le stesse motivazioni esce dalla sala cinematografica al buio prima che il film sia terminato o corre nelle sale dei musei guardando di sfuggita ciò che lo circonda, per poi addirittura riversare critiche negative.

La mia scelta di terminare precocemente un romanzo è più simile ad una selezione ancor prima di aver aperto il volume. Per me ci sono modi più o meno produttivi e interessanti di occupare i ridotti momenti dedicati alla lettura, quindi non ho mai aperto un Liala o un Danielle Steel.

I libri che non mi sono piaciuti sono stati tutti letti dalla prima all’ultima pagina. Sono quelli che ancora mi chiedo che cosa mi abbia attratto ad aprirli. Sono quelli di cui stento a ricordare trama e personaggi. Per scrivere di questi ho dovuto riprenderli in mano, aprire le pagine e almeno leggere, dove possibile, la terza e la quarta di copertina.

Ho preso due dei peggiori libri che abbia mai letto e li ho riaperti per voi. Vi odio!

Il primo è di 149 pagine. Parla di una riunione dopo quindici anni di un gruppo di giocatori di football del liceo. Il motivo del ritrovo degli Spartans è che il loro allenatore sta per morire, ma questo genera il ricordo di dolori passati. Un mistero mai molto nascosto e che non fa decollare la storia di una piattezza noiosa. Il titolo è L’allenatore, l’autore è John Grisham.

Il secondo è di 400 pagine. Nella prima parte sembra un libro di avventura scientifica. Parla di una spedizione speleologica sul fondo del mare per cercare una montagna sommersa. Ma le trapanazioni danno strani effetti. Nella seconda parte scoprono una specie di Atlantide, un paradiso stile Mondo Nuovo di Huxley. I protagonisti portano il male in una realtà perfetta. Quello che non mi è piaciuto è lo stacco tra il primo e il secondo pezzo, il fatto che i protagonisti non fossero caratterizzati adeguatamente e che il finale ti fa odiare il libro. Il titolo è Esperimento, l’autore Robin Cook.

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